Distrofia endoteliale corneale

Distrofia endoteliale corneale: La cornea (la parte più anteriore dell’occhio) è una lente trasparente senza vasi sanguigni composta da più strati: epitelio (la parte più esterna) lo stroma (lo spessore) e l’endotelio (monostrato di cellule sulla faccia interna). L’endotelio risulta indispensabile poiché fornisce il nutrimento a tutta la cornea, ma le callule che compongono questo pavimento non si rigenerano ed una volta perse non vengono sostituite. Le cause di riduzione del numero di cellule endoteliali sono molte: congenite, degenerative o chirurgiche. Quando il numero di cellule endoteliali scende sotto il limite critico, la cornea perde trasparenza e la vista ne risulta inevitabilmente compromessa, arrivando al limite dello “scompenso endoteliale” in cui si generano ulcere corneali dolorose.

Oggi esiste una soluzione molto efficace per la distrofia endoteliale corneale: il trapianto corneale endoteliale.

La tecnica più utilizzata si chiama DSAEK (Descemet’s stripping autemated endothelial keratoplety) e consiste nella rimozione dell’endotelio danneggiato e nel trapianto di uno strato, proveniente da un donatore, spesso circa 110-130 micron, composto da un sottile strato di stroma e da un nuovo strato endoteliale sano.

Come curare la distrofia endoteliale corneale

L’intervento dura circa 20 minuti e non prevede punti di sutura. Lo strato trapiantato viene posizionato grazie ad una piccola bolla d’aria che scompare entro 2 o 3 giorni. In questo tempo, il lembo è in grado di mentenersi in sede autonomamente e il recupero visivo e funzionale avviene in circa 20 giorni.
Come ogni trapianto il rischio di rigetto è abbastanza alto e per ridurlo è in fase di perfezionamento un’evoluzione di questa tecnica: la DMEK (Descemet’s membrane endothelial keratoplasty). Con questa tecnica viene trapiantato solo l’endotelio, senza stroma: una tecnica più complessa perché il lembo è spesso solo 70 micron, ma permette di ridurre il rischio di rigetto ed accelerare il recupero visivo.